La Decolonizzazione

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Gli Imperi Coloniali ndel 1945 (attribuzione)

Prima della Seconda guerra mondiale imperi coloniali europei sembravano ormai al sicuro. Nonostante i crescenti movimenti indipendentisti in India e nell’Indocina francese e l’affermarsi di nuovi movimenti politici in Africa e nei Caraibi, si pensava che il colonialismo avrebbe avuto ancora un ruolo rilevante nel XX secolo. Eppure, nei vent’anni che seguirono la guerra molte delle colonie divennero Stati indipendenti, sconvolgendo per sempre la geopolitica internazionale.

Gli effetti della guerra

Soldati giapponesi che sorvegliano prigionieri americani e filippini

Le conseguenze della Seconda guerra mondiale furono evidenti in Asia. Alcune colonie, come ad esempio la Malesia e l’Indocina francese, si ritrovarono occupate dalle forze giapponesi, le quali alimentarono enormemente quei sentimenti anti coloniali che sopravvissero poi alla fine del conflitto. Parallelamente i domini africani divennero strategicamente rilevanti, in quanto fornivano manodopera e materie prime per lo sforzo bellico degli Alleati.

La mobilitazione economica e sociale in questi territori innescò enormi cambiamenti. I governi coloniali dovettero modificare il proprio approccio con le autorità locali, perseguendo una politica interventista che coinvolgesse attivamente le comunità sottomesse nel conflitto. Ciò creò un enorme malcontento a causa dei problemi che la guerra causò. Le proteste, nate inizialmente per la mancanza di cibo e per gli enormi sacrifici richiesti, divennero gradualmente politiche.

Un soldato indiano britannico denutrito

Paradossalmente, nonostante la guerra avesse indebolito enormemente le potenze coloniali, essa incentivò anche lo sfruttamento delle materie prime delle colonie, fondamentali per favorire la loro ripresa economica postbellica. In alcuni casi si dovette ricorrere alla forza per vincere le resistenze autoctone. Ad esempio Francia e Olanda tentarono inutilmente di riassumere il controllo dell’Indocina dell’Indonesia, mentre la Gran Bretagna reprimeva nel sangue un’insurrezione comunista nella Malesia.

Un’indipendenza inevitabile

Decolonizzazione dell’Africa Britannica

Gran parte dell’Africa subsahariana divenne indipendente tra il 1956 e il 1962. Ciò si dovette principalmente alle azioni decrescenti movimenti nazionalisti africani. La Gran Bretagna dovette accelerare i propri piani riguardanti la decolonizzazione e la maggior parte delle sue colonie africane divenne indipendente durante gli anni Sessanta. Uno dei principali ostacoli a questo processo fu la resistenza dei coloni bianchi, in particolare in Africa orientale e occidentale. Qui ad esempio l’indipendenza dello Zimbabwe venne concessa solo nel 1980.

Agli inizi del 1970 sembrava che solo la dittatura portoghese avessi intenzione di mantenere il proprio colonie africane. Questa diede il via ad una serie di guerre prolungate contro alcuni movimenti dei guerrieri. Il costo umano e finanziarie di questa guerra fu enorme, tanto da provocare un colpo di Stato militare e una rivoluzione nel 1974. Si diede in questo modo vita ad un governo che tentò di velocizzare la decolonizzazione dei propri domini.

Forze speciali portoghesi nella giungla africana

Dopo il 1945 il colonialismo è diventato sempre più un problema internazionale. Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica erano tradizionalmente contrari al dominio coloniale europeo. Quindi esercitarono pressioni sui propri alleati durante la guerra, ovvero Gran Bretagna e Francia, affinché riformassero i propri imperi coloniali. Negli anni postbellici si tentò quindi di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni indigene, sperando in tal modo di sanare questa problematica davanti all’opinione pubblica internazionale.

Il ruolo della Guerra fredda

John Fitzgerald Kennedy e Nikita Khrushchev nel 1961.

Con l’intensificarsi della Guerra Fredda le superpotenze mondiali entrarono in competizione per esercitare una sempre maggiore influenza sul globo. Ciò rese le ex colonie ora indipendenti il terreno ideale per lo scontro. Le Nazioni Unite ospitarono le maggiori critiche contro il colonialismo. Le argomentazioni che sostenevano una rapida decolonizzazione si intensificarono soprattutto quando le stesse ex colonie entrarono a far parte delle Nazioni Unite.

Uno degli obiettivi principali era quello di evitare lo scoppio di costose guerre contro i movimenti nazionalisti coloniali, conflitti che molto probabilmente sarebbe stato difficile vincere. La lunga e sanguinosa Guerra Algerina (1954-1962), che vide la Francia perdere definitivamente l’Algeria, dimostrò a tutti il pericolo di un conflitto coloniale. Tali conflitti influenzavano inoltre la Guerra Fredda, in quanto spesso il blocco comunista supportava direttamente le forze indipendentiste.

Commando Francesi durante la Guerra di Algeria

Un’altra conseguenza della decolonizzazione furono i cambiamenti relativi al commercio internazionale. Entro la fine del 1950 l’integrazione economica in Europa Occidentale rese vantaggiosi investimenti in campo coloniale. Inoltre, la Francia aveva dimostrato che era possibile concedere l’indipendenza ai propri territori ottenendone in cambio notevoli vantaggi, soprattutto commerciali. Uno dei fattori quindi che influenzò enormemente le politiche coloniali di inglesi e francesi era la speranza che le ex-colonie, ottenuta l’indipendenza, aderissero al Commonwealth o alla Comunità francese.

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Stati facenti parte della Comunità francese nel 1959
Stati membri del Commonwealth of Nations.svg
Stati membri del Commonwealth britannico

Molte delle ex colonie britanniche scelsero questa forma di associazione permanente ed in questo modo la decolonizzazione avvenne solo in alcuni casi in maniera violenta. La Comunità francese invece collassò nel 1960, ma la Francia riuscì a mantenere stretti legami economici, diplomatici e militari con molti dei suoi precedenti possedimenti.

La situazione delle piccole isole

Portaerei inglese durante la guerra delle Falkland

La decolonizzazione dovette anche confrontarsi con l’affermazione di entità politiche indipendenti su piccole isole, soprattutto quelli nei Caraibi e nel Pacifico. Una delle soluzioni proposte era quella di raggruppare i territori in grandi unità politiche. La Federazione delle Indie occidentali nacque nel 1958 dopo molti anni di trattative, sebbene la Guiana e l’Honduras, entrambe coloni britanniche, non vi aderirono.

La Federazione si sciolse nel 1962, quando i suoi membri maggiori, quali Jamaica, Trinidad e Tobago, ottennero l’indipendenza separata. Altri territori, come ad esempio Gibilterra, che inizialmente aveva un enorme valore strategico, persero gradualmente la propria rilevanza.

Lo stretto di Gibilterra

Ciò che restava dei domini europei corrispondeva spesso a delle piccole isole. In alcuni casi, in particolare quello delle Isole Falkland e di Gibilterra, la questione della sovranità rimane tuttora irrisolta. Nel caso di Hong Kong e Macao, il ritorno della sovranità alla Cina avvenne attraverso la diplomazia. Alcune piccole isole, soprattutto nei Caraibi e nel Pacifico, hanno optato per una forma limitata di indipendenza, che mantenesse un’associazione con la propria precedente madrepatria in questioni quali la difesa e la politica estera. In altri casi, come ad esempio le molte isole della Polinesia francese, si è addirittura rifiutata l’indipendenza offerta.

Verso l’indipendenza indiana

Mohāndās Karamchand Gāndhī

Tra il 1920 ed il 1930 ci furono numerosi contrasti tra la Gran Bretagna ed il crescente nazionalismo indiano. Le riforme politiche varate nel 1919 e che avrebbero dovuto portare ad un autogoverno, dettero a dei rappresentanti indiani eletti la responsabilità dell’amministrazione la provincia, ma ciò non soddisfa i nazionalisti. Le proteste indiane confluirono poi nelle campagne di disobbedienza civile non violenta organizzate dal leader nazionalista Mohāndās Karamchand Gāndhī, il quale chiedeva maggiore indipendenza piccolo paese. Gandhi e gran parte del Partito del Congresso Nazionale Indiano, mobilitarono tremasse per sostenere le rivendicazioni nazionali, minando l’autorità inglese e e preoccupando enormemente la minoritaria comunità islamica indiana.

Gandhi in visita a Roma

Verso la fine del 1920 le proteste raggiunsero il loro apice. La Gran Bretagna cambiò atteggiamento e abbandonò la linea della repressione che aveva visto l’arresto di numerosi leader nazionalisti, tra cui lo stesso Gandhi e Jawaharlal Nehru. Inglesi così vararono nel 1935 delle riforme costituzionali che concedeva notevoli poteri e autonomia ai governi provinciali, pur mantenendo nel complesso l’autorità britannica. Nelle elezioni provinciali del 1937, il Congresso ottenne la maggioranza in un numero rilevante di territori, tra cui la North West Frontier Province, a maggioranza musulmana.

Gli effetti della Seconda Guerra Mondiale

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Corpo di spedizione indiano britannico durante la Seconda guerra mondale

La Seconda guerra mondiale cambiò la situazione ed i cambiamenti costituzionali si arenarono fino alla fine della guerra. Il coinvolgimento del paese da parte dell’Inghilterra senza alcun tipo di consultazione con il Congresso provocò la dimissione dei suoi ministri. Il contributo indiano alla mobilitazione di uomini, mezzi e risorse per la guerra fu enorme. I civili furono per questo vittime della carestia del Bengala del 1943 (tragedia che vide la morte di oltre un milione di persone).

Una madre ed il figlio durante la carestia del Bengala

Nel 1942, di fronte a una possibile invasione giapponese, la Gran Bretagna offrì all’India l’indipendenza in cambio del suo pieno sostegno durante la guerra. Il Congresso rispose con la massiccia campagna di protesta che prese il nome di “Quit India”, che portò molti dei propri leader ad essere imprigionati fino al 1945. Parallelamente la Lega musulmana si impegnò nella formazione di uno stato musulmano separato, il Pakistan.

Manifestanti del Quit India

La scissione del subcontinente indiano

Nel 1945 la Gran Bretagna, non potendo più gestire la situazione con la violenza, cercò di concedere rapidamente l’indipendenza all’India. Gli inglesi speravano di mantenere l’unità del subcontinente attraverso una struttura federale, ma il Congresso desiderava avere un governo forte e centralizzato. La Lega musulmana si oppose a ciò, in quanto voleva una maggiore autonomia provinciale.

Profughi in viaggio nel neo-stato del Pakistan

A causa degli scontri che interessarono le comunità indù e musulmane, il Congresso concordò la divisione dell’India. Nacque così un Pakistan separato dalle province occidentali a maggioranza musulmana e dal Bengala. Nell’agosto 1947 India e Pakistan attuarono la scissione, e milioni di profughi indù e musulmani si divisero successivamente tra due stati. Almeno un milione di persone morì in vari attacchi e rappresaglie effettuate dai contrapposti gruppi religiosi.

Il governo del Congresso

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Jawaharlal Nehru

Dalla sua indipendenza l’India è rimasta una democrazia. Durante il governo Nehru (1947-1964), presieduto da Jawaharlal Nehru, si introdussero dei piani quinquennali e si controllarono le imprese straniere e private, nel tentativo di aumentare la produzione agricola e industriale. Data la popolazione in rapida crescita del paese, era indispensabile aumentare la produzione alimentare.

Verso la fine degli anni Sessanta iniziò quella che è stata definita “rivoluzione verde“, che vide l’applicazione di nuove e moderne tecnologie agricole. Inoltre, si tentò di limitare la povertà e lo svantaggio sociale, anche se le misure prese per emancipare le donne e le caste inferiori vennero viste con ostilità in quanto contraria a quella che era considerata la tradizione del paese.

Durante la Rivoluzione Verde gli aerei vennero utilizzati per spargere gli insetticidi

Nel 1966 la figlia di Nehru, Indira Gandhi, divenne primo ministro. I suoi tentativi di affrontare la povertà di massa e di incoraggiare il controllo delle nascite le alienarono l’appoggio dei conservatori. Durante lo scandalo elettorale del 1975 fu prima dichiarata colpevole di corruzione. Profittando dei disordini verificatisi in quegli anni, dichiarò lo stato di emergenza e lo scrutò per colpire duramente le opposizioni.

Indira Gandhi con Nicolae Ceaușescu nel 1969

Venne imprigionata per breve tempo nel 1978, per poi riacquisire il potere nel 1980. In seguito a ciò, riaffiorarono le tensioni con i gruppi minoritari che richiedevano un maggiore riconoscimento e tutela. Il crescente movimento separatista sikh fu responsabile dell’assassinio della signora Gandhi, compiuto da alcuni suoi membri estremisti nel 1984. Emersero poi ulteriori tensioni tra il governo centrale e le comunità Naga, Tamil e musulmane indiane.

Il Pakistan ed il Bangladesh

Il Pakistan, politicamente separato dall’India, dovette affrontare povertà e divisioni interne aggravate dai contrasti che interessavano la parte orientale e quella occidentale del paese. A differenza dell’India, il Pakistan subì enormemente l’azione politica dell’esercito, che operò addirittura un colpo di stato prendendo il potere nel 1958. Durante gli anni Sessanta il divario economico tra il Pakistan occidentale e orientale si intensificò. In Pakistan orientale, corrispondente alla regione del Bangladesh, si separò definitivamente dal Pakistan nel 1971.

Resa delle forze pakistane

Un importante personaggio di questo evento fu Sheikh Mujibur Rahman, leader politico della lega Awami (partito che nel 1970 aveva vinto le elezioni). Quando il Pakistan occidentale inviò le proprie truppe per ristabilire l’ordine nel 1971, scoppiò una guerra civile e l’India intervenne a sostegno di Mujibur. Il Pakistan perse la guerra e nel 1972 nacque lo stato del Bangladesh indipendente. La costante instabilità politica ed i numerosi interventi militari sono adnati ad aggravare enormemente la povertà di massa del paese.

heikh Mujibur Rahman

Il programma di modernizzazione attuato da Zulfiqar Ali Bhutto nei primi anni Settanta in Pakistan alimentò un vasto malcontento. Nel 1977 il generale Muhammad Zia-ul-Haq prese il potere con un colpo di stato, con l’obiettivo di aumentare l’influenza dell’islam nel paese. Negli anni successivi si alternarono governi militari e democrazie ed il paese dovette confrontarsi con i problemi relativi al fondamentalismo islamico e del separatismo.

Lo Sri Lanka

Location of Sri Lanka
Posizione dello Sri Lanka (attribuzione)

La colonia inglese di Ceylon ospitava moltissime minoranze che vivevano accanto alla maggioranza buddista singalese, tra cui la comunità Tamil indù. Quando gli inglesi concedettero l’indipendenza al paese nel 1948 i tentativi di rendere il singalese la lingua nazionale trovarono la dura opposizione dei Tamil, che chiedevano a loro volta l’autonomia.

ragazze Tamil

Nel 1960 la politica Sirimavo Bandaranaike divenne la prima donna al mondo a rivestire la carica di primo ministro. Cambiò il nome del paese in Sri Lanka nel 1972 e durante il suo mandato perseguì politiche socialiste radicali. Il suo successore, Junius Richard Jayewardene, fece esattamente l’opposto e cercò di riavvicinarsi alla comunità Tamil. Nel 1983 le tensioni etniche degenerarono in una lunga guerra civile, che nemmeno l’intervento militare indiano nel 1987 riuscì a fermare.

I contrasti territoriali

Soldati indiani che combattono nel 1947 war.jpg
Truppe indiane durante la Guerra indo-pakistana del 1947-1948

L’emancipazione delle colonie asiatiche e la loro indipendenza causarono numerosi scontri sul piano territoriale. Le relazioni tra India e Pakistan si inasprirono soprattutto perché entrambe rivendicavano le regioni dello Jammu e del Kashmir. Quest’ultimo, al momento della formazione dei due paesi era rimasto indipendente ed il nuovo governo del Pakistan inviò immediatamente le proprie truppe per sostenere la popolazione a maggioranza mussulmana che nel mentre era insorta contro il maharaja indù, Hari Singh.

Questi decise allora di schierarsi con l’India, ricevendo così supporto dal suo esercito e costringendo i pakistani ad un parziale ritiro. Alla fine, intervennero le Nazioni Unite, che tentarono invano di risolvere la situazione con un referendum che avrebbe dovuto aver luogo nel 1949. Si susseguirono diverse guerre e nel 1965 gli scontri tra India e Pakistan si fermarono grazie ad una tregua organizzata dall’URSS. Nel 1972 ogni paese accettò che la disputa dovesse essere risolta bilateralmente. Scoppiarono diverse e violente proteste in Kashmir in cui i manifestanti richiedevano una maggiore autonomia sono.

Costanti tensioni di confine

Mappa che mostra l’offensiva dell’Arunachal Pradesh (attribuzione)

Nacquero inoltre controversie territoriali tra India e Cina, la quale aveva nel 1959 aveva assorbito il Tibet. Nell’ottobre 1962 la Cina invase lo stato indiano dell’Arunachal Pradesh (l’India infatti è una federazione di stati), costringendo le truppe indiane alla ritirata. Occupati i territori di loro interesse, i cinesi dichiararono un cessate il fuoco.

Si arrivò quindi ad un armistizio che perdura ancora oggi. Questa instabilità sui confini permette ad India e Pakistan di mantenere grandi eserciti e di giustificare il possesso di armi nucleari. Nel 2002 si arrivò vicini ad un nuovo conflitto, dal momento che entrambi i paesi ammassarono le proprie truppe in prossimità del confine con il Kashmir.

Il Sud-Est Asiatico 1920

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Indocina francese (attribuzione)

Nel 1920 la Thailandia era il solo paese nel sud-est asiatico a non essere sotto il controllo di un governo coloniale. Numerosi movimenti anti-coloniali erano sorti nella regione ed i decenni successivi videro una costante lotta per autodeterminazione condotta dalle popolazioni autoctone.

Nelle Filippine avvenne una transizione di potere pacifica. Gli Stati Uniti conquistarono la colonia con la guerra ispano-americana del 1898. Gli americani, che da sempre avevano avuto tradizionalmente un atteggiamento anti-coloniale, conscio della propria incoerenza e dai problemi che questa avrebbe comportato, si mossero per concedere rapidamente l’autonomia ai filippini. Nel 1935 nacque il Commonwealth delle Filippine, che concedeva ai locali il controllo degli affari interni. La piena indipendenza del paese ci fu il 4 luglio 1946 (centosettanta anni dopo l’indipendenza americana). Furono gli stessi poteri coloniali ad agevolare la decolonizzazione.

Il caso della Birmania

Birmania o Myanmar - Mappa

Più problematica era la situazione nell’Indocina francese e delle Indie orientali olandesi, dove tra il 1920 ed il 1930 si repressero con la forza le proteste anti coloniali. In Birmania gli inglesi, preoccupati per gli sviluppi indiani, concedettero poteri maggiori alle amministrazioni locali.

La Birmania ottenne l’indipendenza agli inizi del 1948, ma ebbe quasi problemi derivanti da divisioni etniche e politiche. Nel 1962 l’esercito represse le proteste. In Malesia l’Inghilterra concedette l’indipendenza attraverso una pacifica negoziazione condotta nel 1957. Dal 1948 al 1960 le truppe britanniche e del Commonwealth intervennero comunque nella repressione di una ribellione comunista nel paese.

L’azione giapponese

Forze giapponesi entrano nel territorio di Hong Kong

Le colonie occidentali nel Sud-Est asiatico dovettero poi subire l’aggressione delle forze giapponesi tra il dicembre 1941 e l’aprile 1942. I feroci sentimenti antioccidentali espressi dai nipponici, le cui vittorie scardinavano definitivamente il mito della supremazia bianca, incoraggiò notevolmente il nazionalismo locale.

Espansione giapponese (attribuzione)

Dopo la resa giapponese nell’agosto 1945, olandesi e i francesi tentarono di riappropriarsi dei propri territori. Nelle Indie Orientali Olandesi si combatté un feroce scontro militare e politico tra gli olandesi e l’auto dichiarata Repubblica di Indonesia. Gli scontri terminarono quando nel 1949 gli Stati Uniti, attraverso le Nazioni Unite, convinsero gli olandesi a ritirarsi.

La guerra del Vietnam

Vittoria dei Viet Minh

Nell’Indocina francese la lotta anti-coloniale durò molto più a lungo. Il conflitto tra i francesi e l’organizzazione nota come Viet Minh, di stampo comunista, scoppiò nel dicembre 1946, dopo il fallimento delle trattative tra nazionalisti e autorità francesi. Dopo una lunga guerriglia, le forze coloniali furono sconfitte nella battaglia di Dien Bien Phu nel 1954. I vietnamiti furono gli unici nel Sud-Est asiatico ad ottenere una vittoria militare su una potenza occidentale, costringendola a lasciare il paese.

Combattenti vietminh in una trincea durante la battaglia di Dien Bien Phu.

Alla conferenza di Ginevra tenutasi nel maggio 1954, i comunisti non riuscirono ad ottenere il controllo dell’intero Vietnam. Furono invece costretti, in seguito alle pressioni imposte da Cina, URSS e Stati Uniti, ad accettare una temporanea divisione lungo il 17 ° parallelo in attesa di elezioni nel 1956. Dal 1955 si formò un governo anticomunista nello stato del Sud, sotto la guida di Ngo Dinh Diem.

Il Vietnam del Sud iniziò quindi a ricevere massicci aiuti militari ed economici dagli USA. Alla fine degli anni Cinquanta il Vietnam del Nord comunista diede il via ad una lotta armata volta a rovesciare il regime meridionale, procurandosi rifornimenti, uomini e armi attraverso il Sentiero Ho Chi Minh (un complesso mutevole di percorsi nella che attraversa la giungla e collegava il Nord ed il Su del paese).

Sentiero Ho Chi Minh

L’intervento americano in Vietnam

Uomini della 1ª divisione cavalleria aerea in azione durante la battaglia di Ia Drang

Gli Stati Uniti inizialmente supportarono il Vietnam del Sud in maniera indiretta, fornendo armamenti e consiglieri militari. Nel 1965 intervennero in prima persona, inviando le proprie forze armate per contrastare i Viet Cong. Ciò comportò numerose incursioni da parte dei bombardieri americani (che partivano dalle basi presenti in Thailandia e dalle portaerei stanziate nel Mar Cinese Meridionale) sulle città del Vietnam del Nord e sulle truppe comandate da Ho Chi Minh.

Nel 1968, durante le celebrazioni del capodanno vietnamita (Tết Nguyên Ðán), i Vietcong lanciarono dei feroci attacchi contro le città del Vietnam del Sud (evento noto come il “ Offensiva del Têt”). Le loro forze arrivarono a minacciare l’Ambasciata statunitense a Saigon ma non riuscirono a far cadere il regime del sud ed i suoi alleati. Nel 1970, per salvaguardare le forze alleate, gli Stati Uniti lanciarono l’invasione della Cambogia con l’obiettivo di anninetare le forze comuniste presenti.

Proteste davanti al Pentagono contro la guerra

Era però ormai chiaro che gli USA non potevano vincere i Viet Cong. In seguito alle numerose proteste ritirarono le proprie forze entro il marzo del 1973. Il mese successivo le truppe comuniste entrarono a Saigon, e dopo terribili violenze, riunirono il Vietnam.

L’Era Post-Coloniale

Gli Stati africani dovettero affrontare gravi crisi politiche ed economiche, instabilità interne e guerre civili. La povertà è tuttora estremamente diffusa e le condizioni di vita sono precarie in molte aree del continente. Ciononostante, in molti si diede il via alla costruzione di una vera e propria identità nazionale,  tramite la promozione di caratteri culturali propri che sostenevano la propria sovranità.

Agli inizi degli anni Settanta si assistette ad una profonda trasformazione economica del del Sud-Est asiatico. Essendo grandi esportatori di prodotti agricoli e minerali, la Thailandia, Singapore, la Malaysia, l’Indonesia e le Filippine avviarono anche delle proprie realtà industriali, esportando prodotti (come componenti elettronici, capi di abbigliamento e calzature) nei mercati di tutto il mondo. Ciò fu possibile attraverso ingenti investimenti da parte di società multinazionali dell’Asia orientale, europee e americane. Queste approfittarono dei bassi costi salariali del Sud-Est asiatico. Una sostenuta crescita economica si ebbe durante tutta la seconda metà del XX secolo.

acciaierie indiane (attribuzione)

L’industrializzazione avanzò parallelamente all’urbanizzazione. Le città si espansero rapidamente, ma una parte rilevante della popolazione risiedeva nelle grandi baraccopoli che sorgevano intorno ai principali centri commerciali. Ciò permise l’arricchimento di grandi imprenditori e la formazione di una florida classe media, sia urbana che campagnola.

La fine del Boom economico ed il Neocolonialismo

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Il Boom economico si arrestò nel 1997. Le monete locali, dopo numerose speculazioni finanziarie, si svalutarono ed il loro valore si separò da quello del dollaro. I mercati azionari collassarono e molte banche fallirono. Alla crisi finanziaria seguì un aumento della disoccupazione e del disagio economico delle famiglie. Le cause della crisi differivano da caso a caso, ma l’eccessiva attività bancaria e speculativa, la corruzione diffusa e la presenza di insostenibili deficit nei bilanci ebbero un ruolo rilevante. La crisi economica ebbe gravi conseguenze politiche nel 1998.

Oggi si tende spesso a parlare di Neocolonialismo, in quanto molti degli ex paesi coloniali dipendono dai capitali esteri per sostenere il proprio sviluppo. Ciò favorisce le creazioni d veri e propri vincoli che rischiano poi di minare in maniera determinante la sovranità dei governi locali.  

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